Finalmente al Maradona, la prima in casa. Nonostante mancasse un solo giorno alla fine del mese di agosto c’era un caldo asfissiante manco se la città di Napoli stesse iniziando a vivere il primo mese d’estate. L’afa non lasciava tregua da giorni, l’umidità era alle stelle, ma si ritornava a casa, nel tempio di tutti i napoletani. Lo stadio era pronto ad accogliere la squadra e l’esordio di Massimiliano Allegri nel tempio di D10S. Napoli iniziava a brulicare di adrenalina e i tifosi, man mano che passavano le ore, affollavano le strade ed erano tutti facilmente riconoscibili da un marchio identitario ben specifico: la nuova maglia del Centenario.
Dentro al bar a due passi da Fuorigrotta, l’aria si tagliava col coltello. Il ronzio del ventilatore al soffitto mescolava l’odore della miscela forte con il vapore continuo della macchina dell’espresso.
Lì, nell’angolo più fresco, Don Pasquale stava soffrendo le pene dell’inferno per quella calura spietata e per cercare di scampare a quel forno, si era legato un fazzoletto di cotone chiaro intorno al collo, asciugandosi di continuo le gocce che gli scendevano sulle tempie, ma non avrebbe rinunciato alla partita per niente al mondo. Davanti a sé il solito taccuino a quadretti consumato. Con compostezza solenne, piegato sul tavolino, picchiettava la punta della penna a sfera sui suoi schemi fatti a mano.
Gianni sfreccia dentro il locale come un ciclone, fiero della sua maglia del Centenario, con le cuffie wireless al collo e il telefono che gli scotta tra le dita per le troppe notifiche.
«Don Pasquà, buonasera.. posso mettermi vicino a lei? Fuori si sviene e qua dentro stiamo zeppi come le sarde!»
Don Pasquale alza la testa piano piano, scostando il fazzoletto umido dal collo. Lo squadra sopra le lenti. «Vieni guaglió. Tanto la croce stasera ce la dobbiamo portare insieme.»
Dopo poco il barista appoggia sul tavolo le due tazzine con un rumore secco. Gianni fa un cenno con la testa per ringraziare, ma lo sguardo gli cade subito sul display dove scorre i commenti dei social.
Don Pasquale sbatte la palmo della mano sul bordo del tavolo, facendo tremare i piattini.
«E apritegli ‘o cervello a ‘sto guaglione!» brontola il vecchio con una smorfia infastidita. «Ma che stai sempre a farti venire il mal di testa qua sopra?»
Gianni fa una risata tirata, girando lo schermo verso il basso. «E avete ragione, Don Pasquà, però la tensione mi sta mangiando! Prima in casa con Allegri, il Como che gioca a viso aperto… ho un brutto presentimento.»
I due buttano giù il primo sorso d’un fiato, mentre in TV la gara si accende. Purtroppo la realtà del campo supera i peggiori presagi: il Napoli è imballato, soffre la freschezza degli ospiti e va sotto con Baturina. La reazione d’orgoglio porta al pareggio di Hojlund, ma poco prima del riposo Douvikas firma il 2-1 per il Como. Nella ripresa Allegri prova la carta dei cambi inserendo De Bruyne, Neres e Spinazzola; il Napoli spinge fino all’ultimo respiro e trova il pari al 95′, ma il VAR cancella tutto per un fuorigioco millimetrico.
Al fischio finale nel bar si gela l’atmosfera. Gianni si tiene la testa tra le mani, distrutto: «Mamma mia, Don Pasquà… sconfitti alla prima al Maradona! Una doccia fredda che fa male! Lo scorso anno con Conte già viaggiavamo a punteggio pieno.»
Don Pasquale si sfila il fazzoletto dal collo, lo piega con precisione e riprende in mano la penna a sfera per mettere nero su bianco il suo giudizio sul quaderno.
«Niente drammi guaglió. ‘A gatta frettolosa fa ‘i figli cecati. Fa male, fa malissimo, ma i conti si fanno alla fine. Vediamo cosa ci lascia ‘sta serata.»
Gianni si allunga sul tavolo, cercando con gli occhi gli appunti del vecchio: «E chi salviamo stasera nel vostro taccuino?»
«Tra i Top metto la fiammata d’orgoglio di Hojlund, che s’è battuto come un leone e ha trovato un gol da attaccante vero. Poi ci metto la gente sulle gradinate: 90′ di inferno climatico e risultato storto, ma non hanno smesso un secondo di cantare. Fuori dal campo, il Top di stasera è un pensiero malinconico per Decibel Bellini: senza la sua voce che carica la piazza, l’ingresso in campo non è stato lo stesso.»
«E la lista dei Flop?» azzarda Gianni.
«Tra i Flop va dritto l’assetto difensivo e la lentezza della manovra: troppa amnesia dietro e poca velocità nel servire le punte. E poi, il Flop più grande va all’illusione del gol al 95′: esultare come matti per poi vedersi spegnere la gioia in gola dal VAR è una coltellata che non auguro a nessuno.»
Don Pasquale prende il dosatore dello zucchero, lo guarda per un secondo e poi lo sposta con decisione vicino alle bottiglie dei liquori, lasciando la tazzina del ragazzo completamente spoglia.
«Niente dolcezza stasera. Il caffè si beve amaro, stretto e senza scuse. Brucia ‘a gola, fa salire la bile, ma ti ricorda che per godere di quelle dolci, certe amarezze te le devi succhiare tutte. Fa parte del nostro sangue.»
Gianni manda giù il suo sorso in un fiato solo, guarda il telefono un’ultima volta per leggere gli ultimi commenti prima di bloccare lo schermo e si rassegna. Don Pasquale chiude il suo taccuino a quadretti, infila la penna nel taschino della giacca e dà una risistemata alla coppola.
Fuori dalla vetrata la strada continua a scorrere, ma dentro questo bar il verdetto è tratto. L’appuntamento è fissato, come sempre, al prossimo novantesimo.