Dopo le tre mazzate di fila che avevano fatto tremare la terra sotto i piedi, sull’asfalto di Fuorigrotta la tensione prima della partita si poteva tagliare con un filo di rasoio.
L’autunno cominciava a farsi sentire con le prime serate fresche, ma l’aria attorno al Maradona era carica di quell’attesa nervosa di chi sa di non poter più sbagliare.
La visita del Bologna faceva paura: un altro passo falso avrebbe spalancato le porte alla crisi nera.
Dentro il bar, però, rispetto ai giorni scorsi c’era uno strano clima di tregua.
Don Pasquale si era accomodato al suo solito posto nell’angolo, indossando la giacca preferita di mezza stagione e la solita coppola stirata.
Stavolta non aveva la penna piantata sul foglio con stizza: teneva sul tavolo un piccolo vassoio con un pasticciotto alla crema appena ordianto.
Gianni entra a passi rapidi. Ha le cuffie wireless ficcate nella tasca della giacca e lo smartphone in pugno, ma per la prima volta da settimane il suo volto non è una maschera di sofferenza.
«Don Pasquà! Buonasera,» esclama Gianni, prendendo sedia di fronte al vecchio con un sospiro di sollievo che spazza via settimane di apnea.
«Mamma mia… speriamo bene per questa sera!»
Don Pasquale accenna un sorriso saggio sotto i baffi, riprendendo in mano il taccuino a quadretti per tracciare gli ultimi voti. «Lo vedi? Te l’avevo detto che la tempesta non dura mai per sempre.
E poi, guaglió, ma che gol ha fatto Lobotka?! Ora pigliati ‘sta pasta e mangia, che in questi giorni ti sei fatto venire il fegato marcio per niente.»
«E avete ragione!» ride Gianni, spezzando un pezzo di pasticciotto prima di posare finalmente lo schermo del telefono a faccia in giù sul tavolo.
«Ci voleva una risposta di carattere. Quando la squadra gioca così, pure le sofferenze del primo tempo sfumano.»
«’A partita è stata seria,» ammette Don Pasquale picchiettando l’estremità della penna sulla pagina.
«Nel primo tempo abbiamo tremato per la troppa paura di sbagliare, ma poi la qualità e la testa sono uscite fuori. Vediamo cosa dice il taccuino stasera.»
Gianni si allunga verso il foglio per spiare gli appunti fatti a mano.
«Tra il Top più grande stasera va a Lobotka, ma Favasuli ha preso un posto nel mio cuore. Fuori dal campo, il Top è la risposta del Maradona: dopo tre sconfitte la gente poteva fischiare, invece ha spinto dal primo minuto.»
«E tra i Flop, Don Pasquà? Stasera brutte figure non ce ne sono state!»«Pochi dettagli, ma da annotare,» ribatte il vecchio sopra gli occhiali.
«Nei Flop metto la contrazione dei primi venti minuti: avevamo le gambe bloccate dai fantasmi delle gare scorse. E fuori dal campo, il Flop va a qualche ammonizione di troppo per nervosismo nel finale. Quando la gara è incanalata, ci vuole più gestione emotiva.»
Don Pasquale afferra il dosatore di vetro al centro del tavolo e versa due cucchiaini abbondanti di zucchero nella tazzina di Gianni e poi nella sua.
Gira lentamente, facendo risuonare il metallo del cucchiaino sulla ceramica con un ritmo quasi festoso.
«Vedi, Gianni? Il caffè oggi è dolce. Quando si vince, pure la posa sul fondo ha il sapore della gloria. Piglia e bevi, che la classifica stasera sorride.»
Gianni manda giù il suo sorso in un fiato solo, guarda il telefono un’ultima volta per leggere gli ultimi commenti prima di bloccare lo schermo e si rassegna.
Don Pasquale chiude il suo taccuino a quadretti, infila la penna nel taschino della giacca e dà una risistemata alla coppola.
Fuori dalla vetrata la strada continua a scorrere, ma dentro questo bar il verdetto è tratto. L’appuntamento è fissato, come sempre, al prossimo 90′