FURORE (SA) – È una delle cartoline più belle della Costiera Amalfitana, ma il Fiordo di Furore si sta trasformando, giorno dopo giorno, in una trappola mortale.
Le immagini parlano da sole: un ragazzo, in piedi su un muretto in pietra alto diversi metri, si prepara e si lancia a capofitto nelle acque sottostanti. Sotto di lui il mare. Dietro di lui, turisti che guardano, filmano, e aspettano il loro turno.
È la normalità al Fiordo.
Un parco giochi senza regole
Il piccolo arenile incastonato tra le rocce, raggiungibile tramite una scalinata, è diventato la meta dei “tuffatori fai-da-te”. Ragazzi e adulti si arrampicano sui muretti di contenimento, sui cornicioni, sulle rocce. Altezze diverse, nessuna misura di sicurezza, nessuna profondità verificata.
Nel video si vede chiaramente: il tuffatore si lancia da un punto che non è balneazione, non è attrezzato, non è controllato. Un errore di calcolo, una corrente, un fondale più basso del previsto e il tuffo da “spettacolo” diventa tragedia.
Eppure ogni giorno decine di persone lo fanno. Per sfida, per un video o semplicemente per l’adrenalina.
Il silenzio delle istituzioni
Nessun bagnino è nessun controllo. Il risultato? Una bomba ad orologeria.
Basta un attimo, una testa che colpisce uno scoglio nascosto oppure un tuffo sbagliato. E il Fiordo, da luogo da sogno, diventa luogo di cronaca nera.
Servono controlli, servono divieti reali, serve educazione. Non si può lasciare che un sito così fragile e pericoloso venga vissuto come un parco acquatico a cielo aperto.
La bellezza non può costare una vita
Il Fiordo di Furore va tutelato. Va vissuto, sì, ma con rispetto e sicurezza.
Finché si continuerà a girare video e a postare tuffi estremi come fossero un’attrazione, il rischio resterà altissimo. E la domanda è sempre la stessa: bisognerà aspettare il morto per intervenire?