Finalmente dopo tre settimane l’agonia era finita.
Gianni, in trepidante attesa, decise di recarsi con largo anticipo presso il bar dove aveva conosciuto per caso Don Pasquale.
Non stava più nella pelle: aveva bisogno di entrare, sedersi e guardare la partita mentre chiacchierava e sorseggiava il suo caffè con il vecchio, che nel corso di quelle settimane stava iniziando a volergli bene manco fosse suo nonno.
Spalancò la porta del bar e rimase fermo un attimo ad osservare.
Era da solo o, meglio, era il solo tifoso ad essere andato così presto. Le lancette dell’orologio alla parete segnavano le 18:00.
Fuori c’era già un bel po’ di movimento per i tifosi che erano accorsi allo stadio, pronti a risalire le gradinate del Maradona.
Nel bar, invece, erano presenti un sacco di famiglie a fare l’aperitivo: molto probabilmente sarebbero rientrate a casa, avrebbero preso una pizza e avrebbero visto la partita tutti insieme sul divano.
Gianni sorrise, pensando che un tempo anche lui faceva queste cose con suo padre, Gennaro.
Poi, una volta raggiunta la maggiore età, era entrato a frequentare il club Napoli e aveva iniziato ad assaporare e a scoprire la dolce e meravigliosa condanna di andare allo stadio
Si sedette al solito tavolino in attesa del suo fedele amico di avventura; non vedeva l’ora di rivederlo. Erano passati solo nove giorni dal loro ultimo incontro casuale al supermercato tra i carrelli e le macchinette del caffè, eppure la voglia di trascorrere quelle ore con lui era fortissima.
“Guarda un po’,” pensò tra sé e sé Gianni, fissando la sedia vuota di fronte a lui. “Fino a qualche mese fa le domeniche e i sabati di campionato erano solo ansia, notifiche di formazione e calcoli di classifica vissuti da solo con lo smartphone in mano. Adesso invece non vedo l’ora che arrivi questo momento. Un uomo di settant’anni, con la coppola e il taccuino a quadretti, è riuscito a farmi rallentare il tempo. Mi fa sentire ascoltato, mi dà quei consigli che ti scaldano dentro. È assurdo come il pallone riesca ad azzerare le generazioni e a regalarti una famiglia dove meno te lo aspetti.”
Mentre Gianni era immerso nei suoi pensieri, la porta del bar si aprì e Don Pasquale fece il suo ingresso con il passo felpato di sempre, la giacca ben bottonata e la solita coppola in testa.
«Guagliò! E tu già qua stai?» esclamò il vecchio sorridendo sotto i folti baffi e raggiungendo il tavolo. «Ebbene sì, la sosta è finita! Finalmente si torna a respirare aria di pallone vero.»
Ordinarono i primi due caffè, mettendosi comodi mentre la TV sopra il bancone sintonizzava le immagini dal campo e le squadre ultimavano il riscaldamento.
La sfida contro il Frosinone scorre via con quella strana atmosfera tipica dei rientri dalla sosta: un Napoli che parte col freno a mano tirato, ancora un po’ appesantito e lontano dalla brillantezza dei giorni migliori, ma deciso a riprendersi il suo pubblico.
La partita stenta a decollare nei primi minuti, finché una giocata d’autorità non sblocca la contesa e restituisce entusiasmo agli spalti e ai tavolini del bar.
Don Pasquale e Gianni soffrono, sbraitano sui palloni persi e poi tirano un sospiro di sollievo quando la vittoria prende forma, archiviando tre punti fondamentali per rimettersi in marcia.
A metà della partita, durante una pausa del gioco con il pallone uscito a fallo laterale, Don Pasquale si girò d’improvviso verso il ragazzo, sistemandosi gli occhiali sul naso con aria indagatrice.
«Uagliò, ma tu hai una fidanzata o no?»
«Sempre,» rispose Gianni d’impeto, fiero.
«Embè? Tu di sabato sera stai qua in un bar a vedere la partita del Napoli anziché portare la tua fidanzata a farle ammirare tutta Napoli dal Golfo di Posillipo?»
Gianni abbassò il capo e non rispose subito, fissando le punte delle sue scarpe.
«Piccrì, me vuò risponnr o no?» incalzò il vecchio con tono tra il severo e il paterno.
«Don Pasquà, quando ho conosciuto ‘sta ragazza le dissi subito quale sarebbe stato il mio neo e che avremmo vissuto in virtù delle partite del Napoli, complice il sabato e la domenica,» si giustificò Gianni alzando lo sguardo.
Don Pasquale scosse la testa, accennando una risata ironica: «Ma senti a questo… il neo! E lei che ti ha detto?»
«Eh, Don Pasquà, pure lei segue il calcio! Vede le partite a casa con suo padre. Non le piace molto andare allo stadio, infatti stavo pensando di organizzarle una sorpresa e portarla al Maradona…»
Don Pasquale lo guardò sgranando gli occhi, quasi scandalizzato: «Ma tu fuss scemo? A lei non piace andare allo stadio e aro ‘a vuò purtà? ‘O stadio?»
«Eh, po’ essr che accussì se convince…» rispose Gianni alzando le spalle con un sorriso timido.
«No, guagliò, sient a me,» disse Don Pasquale mettendogli una mano salda sul braccio. «Quando sarà pronta e se lo vorrà, te lo dirà lei di venire allo stadio. Stamm a sentì: portala a Posillipo, guardala negli occhi e dille che è bella quanto il Golfo di Napoli e che i suoi occhi brillano proprio come le luci di quei palazzi in lontananza… Po’ ti faccio vedere comme ‘a femmena toje ti dà un bacio lungo lungo.»
Gianni arrossì di colpo, spiazzato da tanta poetica saggezza. «Don Pasquà… ma voi come fa a sapere tutte ‘ste cose?»
«Eh, guagliò,» sorrise il vecchio con un velo di nostalgia negli occhi, «io a Concetta mia l’ho conquistata proprio così, a Posillipo, prima ancora che il pallone rotolasse per noi. ‘E femmine vogliono le cose che le fanno battere il cuore, no ‘o bigliett ro Maradona, ca cu tutt’o rispett. Jamm guagliò!»
Gianni sorrise, profondamente colpito, ripromettendosi di fare tesoro di quelle parole.
Quando l’arbitro fischia tre volte, Don Pasquale raddrizza gli occhiali sul naso e apre il taccuino a quadretti per tracciare il bilancio finale.
«Allora, Don Pasquà, che voti mettiamo stasera?» chiede Gianni sporgendosi sul foglio.
«Tra i Top metto Lobotka, di gran lunga il migliore in campo: una piovra che recupera palloni e smista il gioco con la solita lucida maestria. Insieme a lui De Bruyne, che ha tirato un rigore strepitoso.»
«E nei Flop chi ci finisce?»
«I Flop stasera sono pochi ma chiari,» risponde il vecchio segnando una crocetta. «Nei Flop finisce la manovra ancora troppo lenta nel primo tempo: ci vuole più ritmo e più coraggio nell’uno contro uno se vogliamo far innamorare di nuovo la gente. E fuori dal campo, il Flop va ai troppi errori banali in fase di impostazione che hanno regalato ripartenze pericolose. Serve più concentrazione.»
Don Pasquale afferra il dosatore di vetro al centro del tavolo e versa due cucchiaini abbondanti di zucchero nella tazzina di Gianni e poi nella sua, facendolo cadere a pioggia prima di girare lentamente con il cucchiaino.
«Vedi, Gianni? Stasera il caffè è zuccherato. La vittoria scaccia i brutti pensieri e la strada per farci innamorare di nuovo è quella giusta. E ora senti a me: finisci ‘sto caffè e prendi il telefono solo per chiamare la tua ragazza e organizza la serata a Posillipo!»
Gianni manda giù il suo sorso in un fiato solo, guarda il telefono un’ultima volta per leggere gli ultimi commenti prima di bloccare lo schermo e si rassegna. Don Pasquale chiude il suo taccuino a quadretti, infila la penna nel taschino della giacca e dà una risistemata alla coppola.
Fuori dalla vetrata la strada continua a scorrere, ma dentro questo bar il verdetto è tratto. L’appuntamento è fissato, come sempre, al prossimo 90′.






