L’avvio di stagione di Rasmus Hojlund con la maglia del Napoli ha lasciato qualche interrogativo. Il centravanti danese ha realizzato due gol nelle prime cinque giornate di Serie A, ma il suo rendimento non è stato sempre accompagnato da una presenza costante nella fase offensiva azzurra.
Il problema, infatti, potrebbe non essere soltanto la capacità di finalizzare. Hojlund è un attaccante che ha bisogno di essere coinvolto, di attaccare la profondità e soprattutto di ricevere palloni negli ultimi metri. In questo avvio di stagione, però, è mancata proprio questa continuità.
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Hojlund troppo poco coinvolto in area
Il dato più significativo riguarda i palloni giocati nell’area avversaria. Considerando anche la Champions League, il danese ha toccato appena 15 volte la sfera nell’area di rigore nelle prime sei gare ufficiali.
Numeri che fanno riflettere, soprattutto considerando le caratteristiche di un centravanti come Hojlund. Il danese può diventare molto pericoloso quando viene servito in profondità o quando riesce ad attaccare gli spazi, ma se i rifornimenti diminuiscono diventa inevitabilmente più complicato incidere.
Il Napoli, quindi, deve fare la propria parte. Non basta aspettarsi che il centravanti risolva da solo le partite: occorre costruire maggiormente per lui e aumentare la sua presenza negli ultimi sedici metri.
La Danimarca ha mostrato un altro Hojlund
Con la Danimarca, invece, sono arrivati segnali importanti. Nelle ultime tre gare il centravanti ha segnato contro la Norvegia, ha contribuito all’azione dell’autorete contro il Galles e ha trovato il momentaneo 2-2 contro il Portogallo, con una grande percussione conclusa con uno scavetto che ha superato Diogo Costa.
Il messaggio è chiaro: Hojlund c’è. Ora toccherà al Napoli metterlo nelle condizioni di dimostrarlo con maggiore continuità. La sua crescita può passare anche dalla capacità della squadra di servirlo meglio e renderlo più protagonista della propria fase offensiva.