Quando potrà tornare davvero in campo Scott McTominay? Le notizie sul possibile forfait contro Frosinone, Villarreal e Venezia riaprono il dibattito sui tempi di recupero del centrocampista del Napoli. Per comprendere la situazione, però, bisogna partire da un elemento già noto prima dell’intervento: il rapporto tra terapia anticoagulante, controlli cardiologici e idoneità agonistica.
Il ritorno agli allenamenti individuali, il superamento di una visita e la disponibilità per una partita sono passaggi diversi. E nessuna scadenza indicata sul calendario può sostituire la valutazione dei medici.
McTominay e gli anticoagulanti: il nodo era già noto prima dell’operazione
Già il 2 settembre, prima dell’ablazione effettuata l’8 settembre a Manchester, il professor Ciro Mauro aveva affrontato il tema. Il cardiologo aveva spiegato che il percorso successivo all’intervento avrebbe compreso un periodo di trattamento farmacologico e una nuova valutazione per l’idoneità agonistica, soffermandosi sui problemi che gli anticoagulanti possono porre negli sport di contatto.
Questo precedente aiuta a leggere le notizie attuali: la terapia anticoagulante era un elemento da considerare fin dall’inizio, non un ostacolo emerso soltanto nelle ultime ore. Per parlare di un effettivo prolungamento delle cure, invece, servirebbe conoscere il programma terapeutico originario e sapere se sia stato modificato.
Cosa prevedono le norme FIGC sull’idoneità sportiva
Il riferimento federale è costituito dagli articoli 43 e 44 delle Norme organizzative interne della FIGC. Il primo impone gli accertamenti per l’idoneità all’attività sportiva e attribuisce alle società la responsabilità dell’impiego di calciatori privi di una certificazione valida.
L’articolo 44 riguarda le società professionistiche. Affida al medico sociale responsabile sanitario la tutela della salute degli atleti e prevede ulteriori accertamentiquando interviene un rilevante cambiamento delle loro condizioni. La scheda sanitaria deve registrare anche eventuali controindicazioni temporanee alla pratica sportiva.
Queste disposizioni non stabiliscono un termine universale di 28 giorni dopo un’ablazione e non fissano una durata uguale per tutti della terapia anticoagulante. Il quadro federale impone la tutela sanitaria; la valutazione concreta richiede i criteri cardiologici applicabili al singolo caso.
Perché gli anticoagulanti incidono sul ritorno in campo
Gli anticoagulanti riducono la capacità del sangue di coagulare. La loro assunzione aumenta quindi il rischio di sanguinamento in caso di trauma: un aspetto rilevante in uno sport che comprende contrasti, cadute e collisioni.
Le linee guida europee di cardiologia dello sport raccomandano di evitare le discipline con contatto fisico diretto o rischio traumatico durante la terapia anticoagulante orale. È questo il motivo sanitario che rende delicato il ritorno al calcio giocato.
Un programma individuale autorizzato dai medici può essere diverso da una seduta con duelli e contrasti. Vedere McTominay correre o lavorare con il pallone, dunque, non dimostra da solo che sia già pronto a partecipare a una partita.
Cosa dicono i protocolli cardiologici dopo un’ablazione
I protocolli italiani COCIS distinguono le diverse aritmie. Per molte aritmie da rientro trattate con successo mediante ablazione transcatetere, contemplano una valutazione dell’idoneità dopo almeno due settimane, subordinata agli esami e alle altre condizioni cliniche previste.
Per l’ablazione efficace della fibrillazione atriale, nei soggetti con basso rischio tromboembolico indicati dal documento, prevedono invece otto settimane dalla procedura, assenza di recidive dopo la sospensione degli anticoagulanti e degli antiaritmici.
Il consenso internazionale del 2024 sull’ablazione della fibrillazione atriale indica inoltre almeno due mesi di anticoagulazione dopo la procedura, con eventuale prosecuzione secondo il rischio individuale. Durata delle cure e autorizzazione allo sport sono valutazioni collegate, ma non intercambiabili.
Il Napoli ha descritto pubblicamente il problema di McTominay come un’aritmia benigna. Questa formulazione, da sola, non consente di identificare con certezza il percorso applicabile: sarebbe scorretto trasformare una raccomandazione riferita a una diagnosi specifica in una prognosi individuale.
Il 6 ottobre non è una data automatica per il rientro
Il 6 ottobre, indicato dalla stampa per il passaggio relativo all’idoneità, cade quattro settimane dopo l’intervento dell’8 settembre. La coincidenza temporale non garantisce però l’esito favorevole degli accertamenti né l’immediata disponibilità agonistica.
Anche la formula “può ottenere l’idoneità ma non può giocare” richiede precisione: un controllo favorevole non equivale necessariamente al completamento dell’intero percorso sanitario. Per tornare in partita devono essere risolte le controindicazioni all’attività calcistica, comprese quelle eventualmente legate alla terapia.
Quando può tornare realmente McTominay?
Con le informazioni pubbliche disponibili non è possibile fissare una data certa. Servono la conclusione della terapia secondo le indicazioni degli specialisti, la valutazione dei suoi effetti residui e dei controlli cardiologici, il via libera agonistico e una preparazione adeguata alla gara.
Per orientarsi tra le tempistiche circolate, sei settimane dall’8 settembre conducono al 20 ottobre; otto settimane al 3 novembre. Due mesi di calendario portano invece all’8 novembre. Sono riferimenti aritmetici relativi a ipotesi e percorsi differenti, non date di rientro certificate per il giocatore.
Il punto, quindi, è verificare quale percorso sia stato prescritto a McTominay e quando i medici lo riterranno completato. La sospensione dell’anticoagulante è un passaggio importante quando la terapia impedisce l’attività di contatto, ma non rappresenta da sola un’autorizzazione immediata a giocare. È su questi elementi, già rilevanti prima dell’operazione, che si costruisce il ritorno in campo. (DAZN)