Finalmente il calendario segnava 1° ottobre. Per Gianni non sembrava vero che l’estate avesse finalmente lasciato la presa: quella passata era stata un’estate terribile e asfissiante, con l’afa che non ne voleva proprio sapere di abbandonare le strade di Napoli.
Ora, trovarsi lì a lavorare con una temperatura finalmente piacevole e quel venticello fresco di inizio autunno sembrava quasi un sogno.
Gianni rientrava al lavoro dopo un paio di giorni di pausa in cui aveva finalmente staccato la spina.
Tra le corsie del supermercato di quartiere il ritmo della mattina scorreva tranquillo: sistemava con cura le scatole di pasta sugli scaffali, spuntava la merce sul palmare e scambiava due battute con i clienti abituali. C’era quel classico brusio di sottofondo fatto di carrelli che strisciano e cassa che suona a ritmo continuo.
A un certo punto, mentre sta riordinando il reparto conserve, Gianni scorge una sagoma inconfondibile in fondo alla corsia: giacca leggera, la solita coppola stirata in testa e una lista della spesa scritta a penna tenuta stretta tra le dita nodose: è Don Pasquale, intentato a confrontare due passate di pomodoro.
Gianni si pulisce le mani sui pantaloni, molla il cartone che ha in mano e gli va vicino con un gran sorriso.
«Don Pasquà! Ma guardate chi si vede! Pure voi a fare la spesa a quest’ora?»
Il vecchio alza lo sguardo sopra la montatura degli occhiali, sorpreso ma visibilmente contento. «Ah, Gianni! E chi si rivede! Eh sì, guaglió… da quando la buonanima di mia moglie non c’è più, ‘a spesa laggia fa ij. All’inizio era una tragedia, non sapevo manco dove stavano i legumi, ma ormai sono diventato un esperto e conosco il supermercato meglio di te.»
Gianni ride, dandogli una mano a posare la bottiglia nel carrello. «Siete diventato un cliente da battaglia, allora!»
«E tu piuttosto?» ribatte Don Pasquale squadrandolo ben bene. «Ti vedo riposato, c’hai un’altra cera in faccia. Che hai combinato in questi giorni?»
«Sono stato quattro giorni a Sorrento con la mia ragazza, Don Pasquà,» racconta Gianni con gli occhi che gli brillano di una luce sincera.
«Siamo stati d’incanto. Sapete, ogni tanto ci penso e ancora non mi sembra vero… la vita mia è cambiata all’improvviso da quando c’è lei. In questi quattro mesi da quando ci siamo incontrati ha stravolto ogni cosa, ma nel modo più bello possibile. Mi trasmette una serenità che non avevo mai provato prima, mi fa sentire completo e al posto giusto. Passeggiare con lei per Sorrento a fine settembre, con le stradine libere dal caos dei turisti e il profumo del mare che si sentiva nell’aria, era una meraviglia pura.»
Don Pasquale lo ascolta con un sorriso di rimando, quasi paterno. «’A femmina giusta ti fa questo effetto, Gianni. Ti mette l’àncora nel mare mosso. Conservatela bene questa sensazione.»
Il vecchio riprende a spingere il carrello verso le casse, ma Gianni si guarda attorno, nota che la corsia è tranquilla e gli viene un’idea.
«Don Pasquà… ma un caffè insieme ce lo prendiamo?» propone ridendo. «Però c’è un problema: io sto in turno e non posso uscire dal supermercato! Vi posso offrire un caffè alla macchinetta qua vicino alle casse… Lo so, non sarà buono quanto quello del bar, ma meglio di niente, no?»
Don Pasquale fa una smorfia scherzosa, poi cede: «E va bene! Per una volta facciamo ‘sto sacrificio, ma solo perché me lo stai offrendo tu!»
I due si spostano nell’angolino laterale al campo casse, dove la macchinetta automatica ronzando distribuisce bicchierini di plastica. Gianni infila le monete, seleziona due caffè e ne consegna uno al vecchio.
Mentre aspettano che la bevanda si raffreddi un po’, Gianni sblocca lo schermo del telefono: «Comunque, Don Pasquà, sapete che giorno è oggi? Me lo dava poco fa la notifica dello smartphone: oggi è il 1° ottobre ed è la Giornata Mondiale del Caffè!»
Don Pasquale guarda il bicchierino di plastica con rispetto, poi alza gli occhi verso il ragazzo. «La giornata del caffè? E ci voleva una ricorrenza per ricordarcelo? Gianni, per noi a Napoli il caffè non è una data sul calendario, è ‘a vita.
È la prima cosa che senti la mattina quando si sveglia la casa, è la scusa per parlare con un amico, è il rispetto che dai a un ospite. A Napoli il caffè è un rito sacro: ti ferma il tempo, pure quando stai di corsa. E il fatto che la festa ricada proprio oggi, con questo fresco bell’e pronto, è la conferma che l’autunno è finalmente iniziato.»
Don Pasquale sorseggia il suo caffè dalla plastica, fa una smorfia d’ordinanza per la qualità ma poi annuisce soddisfatto per la compagnia.
Poi avvia il carrello verso la cassa per pagare. Prima di andare via, si ferma, si gira verso Gianni e gli dà una calorosa e affettuosa pacca sulla spalla.
«Mi raccomando, guagliò… fai il bravo con la ragazza, che i sentimenti puliti sono merce rara di questi tempi e le cose belle vanno custodite con le mani e col cuore, senza darle mai per scontate.
Tienitela stretta, ascoltala e trova sempre il tempo per voi due, pure quando la giornata sembra una salita stancante. E poi…» fa una breve pausa, accennando un sorriso furbo sotto i folti baffi neri e grigi, «vediti di riposare bene in questi giorni, perché la pacchia sta per finire! Noi ci vediamo al bar la settimana prossima per la ripresa del campionato, il 10 ottobre contro il Frosinone.
Servirà la voce pulita e la testa sgombra per spingere i ragazzi dal primo minuto. Vedi di non fare tardi e di non farmi fare il sangue amaro prima del fischio d’inizio!»
«Tranquillo Don Pasquà, non mancherò. Sono già lì fuori al bar!» risponde Gianni salutandolo con la mano.
Don Pasquale varca le porte scorrevoli del supermercato e si avvia lungo il marciapiede soleggiato con il suo passo lento e cadenzato.
Gianni lo osserva allontanarsi oltre la vetrata per qualche secondo, tenendo ancora tra le dita quel piccolo bicchierino di plastica, intorno a lui le casse continuano a battere, i carrelli scivolano e il brusio del supermercato riprende il suo corso ordinario, ma dentro di sé Gianni avverte una strana, bellissima sensazione di calore e profonda serenità.
È un senso di pienezza silenziosa, la certezza quasi fisica che tutti i pezzi della sua vita stiano finalmente trovando l’incastro perfetto: il lavoro che gli dà stabilità, l’amore limpido e maturo che gli riempie il cuore restituendogli equilibrio, e quella saggezza antica e paterna di Don Pasquale che, come una bussola, gli indica la strada nei momenti di dubbio.
Sorride da solo, buttando il bicchierino nel cestino e passandosi una mano tra i capelli. Non c’è fretta, non c’è ansia. Per la prima volta dopo tanto tempo, Gianni sente che la vita non sta solo scorrendo veloce, ma sta finalmente andando, passo dopo passo, esattamente verso la direzione giusta.