Un caffè al 90′

L’aria delle notti europee a Napoli ha un profumo diverso, quasi elettrico. Non importa se le prime giornate di campionato hanno lasciato l’amaro in bocca: quando sulla città cala il crepuscolo e s’accendono i riflettori del Maradona per la Champions League, la città prende una sembianza diversa: i vicoli vibrano e l’adrenalina sale a livelli guardabili solo da queste parti. Fuorigrotta diventa un vulcano in fiamme e il coro sulle note dell’inno UEFA rimbomba ben oltre le colline della città, facendo addirittura vibrare i sensori dell’Osservatorio Vesuviano.

Al bar, l’atmosfera è quella delle grandi occasioni. Don Pasquale è seduto al suo solito tavolo nell’angolo. Niente tifoserie da salotto per lui: indossa la sua giacca preferita di mezze stagioni, la coppola ben sistemata e gli occhiali calati sul naso mentre consulta con religiosa devozione un ritaglio di giornale e il suo taccuino.

La porta del bar si spalanca con un boato.

«THE CHAAAAAMPIONS!» grida Gianni entrando a braccia aperte, intonando a squarciagola il finale del celebre inno. Ha la sciarpa d’ordinanza al collo, gli occhi sbarrati dalla foga e lo smartphone che gli vibra in mano come un frullatore per i centinaia di messaggi ricevuti. «Don Pasquà! L’Arsenal al Maradona! Questi sono i campioni d’Inghilterra, ma stasera possiamo giocarci una grande partita.»

Don Pasquale non si scompone, alza un solo sopracciglio sopra le lenti e posa con delicatezza la penna a sfera. «Guaglió, abbassa ‘a voce che qua dentro non stiamo in Curva A. Siediti e respira, che ti sta salendo la pressione prima ancora del fischio d’inizio.»

«Ma come si fa a stare calmi, Don Pasquà?!» ribatte Gianni, facendosi spazio tra le sedia. «È la Champions! Sentire quel coro ti fa tremare le gambe pure se stai seduto al bar!»

«’O saccio buono, Gianni, ‘o saccio buono,» dice il vecchio con un sorriso tirato sotto i baffi. «Ma ‘o pallone si gioca coi piedi, no con le grida. L’Arsenal è una corazzata. Servirà la partita perfetta.»

Il barista serve due tazzine fumanti proprio mentre le squadre scendono in campo. La gara è un monologo di intensità: il Napoli combatte palla su palla, soffre il ritmo indiavolato dei Gunners ma tiene botta con orgoglio. Purtroppo, la dea bendata volta le spalle agli azzurri: una deviazione sfortunata decide la sfida, regalando l’0-1 all’Arsenal. Il Napoli esce sconfitto, ma a testa altissima tra gli applausi del Maradona.

Al triplice fischio, Gianni si appoggia con i gomiti al tavolo, fissando il vuoto: «Che rabbia, Don Pasquà… perdere così fa male al cuore. Meritavamo almeno il pari, ci abbiamo messo l’anima!»

Don Pasquale chiude il suo quaderno a quadretti con un colpo secco e si spinge gli occhiali sul naso.

«Orgoglio, guaglió. Il calcio è fatto pure di queste serate dove esci senza punti ma a testa alta.»

«Chi c’è tra i migliori?» chiede Gianni

«I Top di stasera vedono una stella inaspettata: Favasuli. Una prestazione incredibile per personalità, corsa e attributi su un palcoscenico del genere. Insieme a lui, la solita garanzia di Lobotka, che in mezzo al campo ha predicato calcio contro i giganti inglesi.»

«E tra i Flop

«Tra i Flop in campo finisce la sfortuna sugli episodi chiave: un paio di decisioni arbitrali indigeste hanno girato la partita. Fuori dal campo, il Flop va a al pubblico del Maradona. Questa sera anziché sostenere la squadra ed essere tutti compatti, hanno pensato bene di fare i soliti cori beceri contro ADL. No, stasera, forse non era proprio la serata giusta per un comportamento tale.

Don Pasquale prende il dosatore dello zucchero, accenna a girarlo tra le dita per un secondo, ma poi con un gesto deciso lo sposta dall’altra parte del tavolo, lasciando la tazzina nera e pura. Poi guarda il ragazzo con uno sguardo saggio e un sorriso malinconico.

«Vedi, Gianni… Nel film “Forrest Gump” si diceva sempre che la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita. Ecco, per noi il Napoli è esattamente la stessa cosa. A volte scarti il cioccolatino al gianduia dolce che ti fa godere, altre volte ti capita quello amaro che ti lascia il nodo in gola. Ma la scatola la compriamo sempre, perché senza quel brivido non sapremmo come campare.

Oggi niente zucchero, Gianni. Il caffè va bevuto amaro, stretto e senza scuse, pure se siamo usciti a testa alta. Brucia ‘a gola, fa salire la bile, ma ti ricorda che per godere di quelle dolci, certe amarezze te le devi succhiare tutte. Mandiamo giù ‘sta sconfitta e pensiamo alla prossima.»

Gianni manda giù il suo sorso in un fiato solo, guarda il telefono un’ultima volta per leggere gli ultimi commenti prima di bloccare lo schermo e si rassegna. Don Pasquale chiude il suo taccuino a quadretti, infila la penna nel taschino della giacca e dà una risistemata alla coppola.
​Fuori dalla vetrata la strada continua a scorrere, ma dentro questo bar il verdetto è tratto. L’appuntamento è fissato, come sempre, al prossimo 90′.

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