L’aria di Fuorigrotta, in questa sera di quasi fine ottobre, non ha il profumo elettrico delle grandi notti di Champions.
C’è qualcosa di pesante, di sospeso, che si avverte fin da quando si varca la soglia del bar.
Fuori, i lampioni illuminano una strada insolitamente silenziosa, segnata da un’inquietudine che non riguarda solo il rettangolo verde del Maradona, dove tra poco scenderà in campo la sfida europea contro il Bodø.
È un’ansia che arriva dalla strada, dai telegiornali sintonizzati sul bancone, dai discorsi a voce bassa degli avventori che si stringono nelle giacche.
Don Pasquale è già al suo posto nell’angolo, con la coppola ben calzata e il giubbino abbottonato.
Davanti a lui il taccuino è aperto, ma le pagine sono ancora immacolate; la penna riposa accanto, come in attesa di un verdetto difficile.
Gianni entra spingendo la porta con circospezione, il volto tirato e le spalle curve sotto il peso di una stanchezza che non è solo lavorativa.
Si siede di fronte al vecchio, appoggiando i gomiti sul legno con un sospiro pesante.
«Don Pasquà… qua la situazione sta sfuggendo di mano,» esordisce Gianni senza nemmeno ordinare, passandosi una mano tra i capelli.
«Al supermercato non si capisce più nulla.
Con questi blocchi dei tir sulle autostrade, il caro benzina che strangola le famiglie e i trasporti paralizzati, i magazzini sono vuoti. La merce non arriva, la gente fa la fila fin dalle sette del mattino per comprare quel poco che è rimasto sugli scaffali, e io passo la giornata a spiegare ai clienti che la pasta, il latte e la frutta semplicemente non ci sono.
La vita è diventata carissima, la gente non sa come arrivare a fine mese, e noi qua stasera dobbiamo pure pensare a una partita di Champions… mi sento la testa come un pallone scoppiato.»
Don Pasquale lo ascolta in silenzio, lasciando che il ragazzo sfoghi tutta l’angoscia accumulata tra le corsie vuote del negozio.
Il vecchio solleva lentamente lo sguardo, si sistema gli occhiali sul naso e appoggia una mano pesante e calda sul dorso della mano di Gianni.
«Hai ragione, guagliò. Il pallone è lo specchio del Paese, e quando la pancia della gente brontola e le tasche si svuotano, pure il Maradona perde un poco di quella magia antica,» dice il vecchio con voce roca ma ferma.
«La vita vera è quella che vivi tu ogni giorno tra quegli scaffali, è la fatica della gente comune che non sa come fare la spesa.
Il Bodø, i milioni della Champions, le coppe… so’ tutte cose belle, ma se fuori c’è la tempesta economica e sociale, la partita diventa solo un modo per staccare la spina per 90′, ma la tensione resta, ed è giusto che ce l’abbia pure tu. Fatti coraggio: la tempesta passa, ma la dignità di chi lavora onestamente resta sempre in piedi.»
Gianni annuisce lentamente, sentendo il calore di quelle parole fargli un po’ di spazio nel petto.
Guarda verso lo schermo del televisore, dove le immagini inquadrano il prato verde del Maradona e i primi cori che cominciano ad alzarsi dagli spalti, seppur con un’energia diversa, più cupa e guardinga.
«Speriamo almeno che i ragazzi stasera ci diano una gioia, Don Pasquà… perché se perdiamo pure questa contro i norvegesi, la serata è da incubo completo.»
«Vediamo come si mettono le cose, guagliò. Apriamo gli occhi e accendiamo la televisione. La notte europea è appena iniziata.»
La partita contro il Bodo Glimt si accende subito di emozioni e di giocate rocambolesche.
Il Napoli sblocca il match con un gran sinistro al volo di Politano, che si fa perdonare l’errore commesso in coppa la settimana prima, e trova il raddoppio con McTominay prima dell’intervallo. Nel mezzo, il pari degli avversari e una ripresa fatta di sofferenza, gambe pesanti e colpi di scena fino al 4-3 finale che regala i primi tre punti europei.
Al fischio dell’arbitro, dopo novanta minuti vissuti in apnea e col cuore in gola, il bar esplode letteralmente di gioia.
La gente salta dai tavolini, ci si abbraccia tra sconosciuti, volano cori e urli liberatori che scuotono persino le tazzine posate sul bancone.
È un urlo di puro sfogo: dopo le ultime due mazzate tra coppa e campionato, la vittoria e i primi tre punti europei della gestione Allegri arrivano come un’iniezione di vita vera, spazzando via un incubo che sembrava non finire mai.
Ma quello che colpisce di più, mentre la squadra festeggia in campo, sono i dettagli che arrivano subito dopo il fischio finale. Sia Politano che Scott McTominay, dopo aver segnato, si sono infilati il pallone sotto la maglia, un gesto inequivocabile che fa subito sorridere chi guarda lo schermo.
Don Pasquale si sistema la coppola, accennando un sorriso divertito sotto i baffi.
«Hai visto, Gianni? Anche in mezzo a una sofferenza pazzesca e a una difesa che fa acqua da tutte le parti, la vita vera trova sempre il modo di sbucare fuori. Due palloni sotto la maglia… i nostri ragazzi si preparano alla paternità!»
Gianni scuote la testa, ridendo di gusto per la prima volta in tutta la sera.
«Eh sì, Don Pasquà! Politano e McTominay hanno deciso di fare le cose in grande.
Chissà che emozione per le loro compagne… un figlio in arrivo a Napoli è una benedizione grande. Meno male che almeno fuori dal campo arrivano notizie dolci, perché qua in mezzo al campo la salute dei nostri fa venire i brividi!»
Don Pasquale apre il taccuino a quadretti, stringendo la penna tra le dita per tirare le somme di una notte europea vissuta sul filo del rasoio.
«E allora, vediamo che voti mettiamo su questo taccuino, Don Pasquà?» chiede Gianni, appoggiandosi al tavolo.
«Tra i Top di stasera non posso che mettere la classe infinita di Kevin De Bruyne: quando gioca in Europa si vede chiaramente che è di un’altra categoria, illumina la manovra e detta i tempi con una naturalezza disarmante. Insieme a lui, metto la gioia di Politano e McTominay, decisivi coi goal e con quel dolcissimo pensiero per i figli in arrivo.
Fuori dal campo, il Top va alla voglia di lottare della gente, che nonostante i pensieri per la crisi e la benzina cara non ha fatto mancare il sostegno.»
«E tra i Flop, Don Pasquà?»
«I Flop sono evidenti e fanno male alla vista,» taglia corto il vecchio tracciando una linea netta col rosso. «Il primo Flop va ad Anguissa: stasera in mezzo al campo non riusciva quasi a camminare, un corpo estraneo travolto dal ritmo degli avversari.
E poi la fragilità difensiva di tutta la squadra: concedere tre gol al Bodø al Maradona dimostra che la tenuta fisica e mentale è un vero e proprio cantiere aperto. C’è tanto da lavorare, e la Roma di Gasperini sabato non farà sconti.»
Don Pasquale afferra il dosatore di vetro al centro del tavolo e versa due cucchiaini abbondanti di zucchero nella tazzina di Gianni e poi nella sua, facendolo cadere a pioggia prima di girare lentamente con il cucchiaino.
«Vedi, Gianni? Stasera il caffè è zuccherato. Abbiamo preso tre punti pesanti, la classifica in Champions si sblocca e ci portiamo a casa un po’ di dolcezza tra una cicatrice e l’altra.
Piglia e bevi, che la vita continua.»
Gianni manda giù il suo sorso in un fiato solo, guarda il telefono un’ultima volta per leggere gli ultimi commenti prima di bloccare lo schermo e si rassegna. Don Pasquale chiude il suo taccuino a quadretti, infila la penna nel taschino della giacca e dà una risistemata alla coppola.
Fuori dalla vetrata la strada continua a scorrere, ma dentro questo bar il verdetto è tratto.
L’appuntamento è fissato, come sempre, al prossimo 90′.






