Champions League, gelo Allegri-De Bruyne dopo la partita: il retroscena

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Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, quella di Vila-Real è stata un’altra serata tesa tra Massimiliano Allegri e Kevin De Bruyne.

La guida e la stella, gli uomini che dovrebbe aiutare il Napoli ad uscire da questo momento delicato. E invece, la comunicazione tra i due si è interrotta quando era più necessaria, con il Napoli in balia dell’entusiasmo del Villarreal e incapace di organizzare una controffensiva degna di nota.

Max ha passato gran parte del primo tempo a urlare “Kevin, Kevin”, per richiamare l’attenzione del suo giocatore più talentuoso. Voleva altro da lui, voleva riabbassarlo in regia per trovare nuove strade per assaltare e liberare McTominay più vicino alla porta. E invece Kevin non ha risposto, non si è nemmeno girato per incrociare lo sguardo del suo tecnico.

E in campo ha continuato a sbracciare, a lamentarsi, indicando la porta avversaria come obiettivo. Voleva resta alto, più vicino alla trequarti, dove evidentemente pensava di poter incidere di più. Ma certe decisioni spettano al tecnico, non ai giocatori. E questo ha mandato Max su tutte le furie.

A fine gara Allegri ha volutamente evitato la polemica davanti alle tv: “Non ci siamo capiti”. Ma la realtà è che la tensione tra i due, ieri sera, era altissima. Ma nel mirino di Allegri non c’è solo De Bruyne, ma tutti quei senatori che anche ieri hanno deluso. Max aveva fatto un appello al senso di responsabilità dopo Firenze, ma la reazione è durata appena una partita, quella vinta sabato sera contro il Frosinone.

Stamattina il Napoli è rientrato in città e la squadra è andata diretta dall’aeroporto a Castel Volturno. Allegri avrà avuto modo di rispiegare a mente fredda tutto ciò che non gli è piaciuto, ripercorrendo i momenti – tanti – in cui la squadra si è sfaldata. A Venezia, servirà tutto un altro Napoli.

Un altro approccio. Max già ieri sera lo ha sottolineato: “Se non cambiamo atteggiamento, a Venezia usciamo con le ossa rotte”. Il Napoli è già spalle al muro. Tra Venezia e Bodo, non c’è altra strada della vittoria.

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