La sosta- l’ultima dell’anno solare – offre l’assist per un primo bilancio. La classifica, dopo undici giornate, recita 24 punti per la capolista. È la quota più bassa dell’ultimo decennio. Non è un incidente statistico ma un sintomo perché le prime in classifica (Inter, Roma e Napoli) contano già 3 sconfitte a testa, quelle che la squadra campione solitamente incassa in una stagione intera.
Insomma, il campionato va a rilento, quasi all’indietro come un gambero, e il motivo non è tecnico o economico, ma tattico e filosofico: nessuno sta proponendo qualcosa di nuovo e nessuno sta facendo valere le proprie ambizioni. Nessuno, finora, ha avuto realmente la volontà di fare una stagione “grossa”, di alzare il livello, di provare a scappare.
È il campionato dall’accontentarsi o, peggio, del lamento. Il primo attore è stato proprio chi, per blasone e scudetto sul petto, doveva trainare il gruppo Napoli: Antonio Conte. Le sue dichiarazioni post-Bologna sembrano l’inizio della fine, l’avvio dell’esplorazione di una via di fuga. Ne fece di simili alla Juventus e all’Inter. E quella frase, «non voglio accompagnare un morto», ricorda sinistramente gli addii al Chelsea e al Tottenham. (Libero Quotidiano)