Sette punti in più sono un bel vantaggio, tanto che se fosse il Napoli a vincere lo scudetto povero Chivu, farebbe la fine di Inzaghi, ricordato da un po’ di gente alla Pinetina e dintorni per aver perso due campionati e non per averne vinto uno e portato due volte l’Inter in finale di Champions. Peraltro uno di questi due scudetti, precisamente l’ultimo, Simone l’ha consegnato proprio a Conte.
Ecco un punto a favore del Napoli: il salentino sa come si vincono i campionati (ha cinque tricolori in bacheca, più una Premier), mentre il rumeno ci sta provando per la prima volta. È una risorsa che può essere utile conoscere le insidie delle ultime giornate, quando chi ha bisogno di punti per salvarsi o arrivare in Europa trova energie insospettabili.
A quel fenomeno di Lautaro il Napoli può opporre di nuovo il quartetto magico, riunito dal primo minuto lunedì sera dopo 190 giorni. Anguissa, Lobotka, McTominay e De Bruyne, come qualità siamo al punto più alto della Serie A.
Tecnica sopraffina, ma anche una spiccata sensibilità tattica, come dimostrato da McTominay che per un quarto d’ora ha fatto il centravanti (gli era già capitato ai tempi del Manchester United) quando è uscito Giovane e prima che entrasse Elmas.
Ecco, questo è un aspetto interessante da valutare. L’Inter resta sempre uguale a se stessa e anche se manca Lautaro grazie alla sua batteria di attaccanti non modifica né il sistema di gioco, né la posizione dei giocatori. Le sostituzioni sono sempre ruolo su ruolo. Il Napoli, con Conte, può invece cambiare durante la partita, dando un tocco di fantasia e imprevedibilità alla squadra. (Corriere dello Sport)