A Castellammare di Stabia potrebbe quasi sembrare strano vedere una società organizzare la trasferta dei propri calciatori e dello staff come ci si aspetterebbe da una vera squadra di calcio professionistica.
E forse è proprio questo il punto.
Perché la differenza, oggi, non sta soltanto in un charter privato o nell’organizzazione di una trasferta. Sta soprattutto nella presenza di una Proprietà che, giorno dopo giorno, sta dimostrando di voler essere parte integrante della vita della Juve Stabia.
Ieri la squadra è partita dai Giardini dei Cesari, scortata fino all’aeroporto, dove ad attenderla c’era un volo charter diretto a Palermo. Calciatori, staff, la famiglia Guerri al completo, fino a Sebastiano, storico magazziniere delle Vespe: tutti insieme.

Come una squadra. Anzi, sempre più come una famiglia.
Può sembrare normale. Nel calcio professionistico dovrebbe esserlo. A Castellammare, però, assume un significato diverso se si pensa a quanto accadeva appena pochi mesi fa, quando dopo la semifinale playoff di Monza la squadra fece ritorno a casa praticamente “a gruppetti”.
Oggi si sta costruendo una società capace di funzionare in ogni settore, mettendo calciatori e staff nelle condizioni di concentrarsi esclusivamente sul campo, sugli allenamenti e sulla partita.
Un percorso reso possibile anche dalla sintonia tra la società e gli amministratori giudiziari, un rapporto che il presidente Guerri ha voluto sottolineare pubblicamente con un bellissimo messaggio di riconoscenza nei loro confronti.
Ma forse l’immagine che racconta meglio di tante parole questo nuovo corso è un’altra.
È quella rimasta negli occhi dei (pochi) tifosi presenti a Frosinone: il presidente Guerri vicino ai calciatori, uno per uno, prima e dopo la partita.
In particolare, ha colpito il primo incontro con Sanà Fernandes.
Un abbraccio, poche parole, una vicinanza quasi paterna. Il gesto di un presidente che non osserva la squadra soltanto dalla tribuna o da una scrivania, ma vuole viverla, accompagnarla e sostenerla.
Il gesto di un presidente tifoso.
Ed è probabilmente proprio questa presenza, prima ancora degli investimenti e dell’organizzazione, ciò che è mancato maggiormente alla Juve Stabia negli ultimi anni.
Perché una società può avere strutture, programmi e ambizioni.
Ma per diventare davvero una squadra ha bisogno soprattutto di sentirsi tale.
E oggi, a Castellammare, questa sensazione comincia finalmente a vedersi.