PUNTATA 3 – «I tipi grossi come te mi piacciono, perché quando cascano fanno tanto rumore», diceva Tuco ne Il buono, il brutto, il cattivo. Di cadute rumorose ne racconta parecchie Clamoroso ai Mondiali, libro di 375 pagine, scritto da Matteo Bruschetta, con prefazione di Giuseppe Pastore. Un libro acquistabile su Amazon a questo link, dedicato a piccole nazionali che sconfissero le grandi del calcio nel palcoscenico più prestigioso.
Uno dei capitoli più avvincenti è dedicato alla partita inaugurale di Italia ’90. L’8 giugno, a San Siro, l’Argentina campione del mondo viene battuta 1-0 dal Camerun. È il giorno in cui i Leoni Indomabili irrompono nella storia del calcio, ma è anche l’inizio di un Mondiale nel quale il rapporto tra Maradona, Napoli e il resto d’Italia diventerà uno dei grandi racconti del torneo. Essere Partenopei vi racconterà la storia della sfida tra il Camerun e l’Argentina di Diego Maradona con stralci originali tratti dal libro.
In tribuna i milanesi si schierano con il Camerun, o meglio: contro Diego Maradona. Sin troppo. Quando la banda dell’Esercito Italiano intona le prime note dell’inno argentino, la musica viene subito sommersa da fischi assordanti provenienti da ogni settore della “Scala del Calcio”, che per l’occasione non fa onore al suo nome. A calare il carico da undici, quando la banda si ferma, parte il coro: «Maradona figlio di puttana!». È passata meno di un’ora dal canto fraterno We Are the World, ma sembra un’eternità. Solo applausi, invece, per i giocatori del Camerun, che ascoltano l’inno Chant de Ralliement tutti allineati in campo, panchinari compresi. I sedici Leoni si fanno coraggio, ricordando che l’impossible n’est pas camerounais.
Dopo lo scambio dei gagliardetti e il testa o croce di Vautrot, i capitani Maradona e Tataw si stringono la mano. Sarà uno dei pochi contatti non violenti del giorno tra Diego e gli africani. El genio del fútbol mundialpalleggia con la spalla sotto gli occhi increduli di M’Bouh e di tutto il Meazza. Uno, dos, tres, cuatro. E giù fischi. Come tirare pomodori marci a Mozart o schernire Beethoven.
Il fischietto di Vautrot dichiara aperti i Mondiali di Italia ’90, per la prima emozione passano 2 minuti e 37 secondi. Burruchaga sfonda centralmente, serve Maradona, insolitamente libero, che di prima manda Balbo in porta. L’attaccante dell’Udinese, però, controlla male e appoggia il pallone direttamente tra le braccia di N’Kono. La strategia del Camerun è chiara: raddoppiare Diego non appena tocca palla, fermarlo con le buone o con le cattive. Dopo una decina di minuti, Benjamin Massing diventa il primo ammonito di Italia ’90 per una randellata da dietro, tanto inutile quanto violenta, alle preziose caviglie del “Diez”.
Nelle settimane precedenti, João Havelange e il suo delfino Sepp Blatter, segretario generale della FIFA, avevano promosso la campagna Fair Play Please. Le nuove direttive invitavano gli arbitri a sanzionare con maggiore severità i tackle da dietro e le entrate pericolose, utilizzando con più decisione cartellini gialli e rossi. L’obiettivo era proteggere i giocatori talentuosi e favorire un calcio più tecnico, corretto e spettacolare. Vautrot cerca di applicare le norme con zelo, ma con i suoi continui fischi finisce per spezzettare la partita oltre misura.
Nel discorso pre-partita, Nepomnjaščij aveva suggerito ai suoi Leoni Indomabili di tirare fuori le unghie, ruggire, azzannare. Aveva spiegato che l’Argentina puntava alla finale e si stava preparando ad affrontare sette partite, quindi avrebbe cercato di risparmiare energie all’esordio. Bisognava approfittarne, giocando nel modo più fisico possibile. Solitamente parlava in modo pacato, ma quel giorno Nepo alzò la voce, di fronte agli sguardi stupiti dei suoi.
Dopo la buona partenza dell’Argentina, il Camerun piano piano si scioglie e prende coraggio. Gli africani giocano un calcio semplice ma efficace, senza troppi ricami, ripartendo in contropiede con rapide verticalizzazioni o galoppate palla al piede. In una di queste, al 22’, una percussione di Omam-Biyik libera Makanaky, anticipato all’ultimo da Basualdo, che rischia l’autogol. Fabbri salva sulla linea alla disperata e per poco non combina anche lui un pasticcio, sfiorando il palo. La velocità e l’energia dei due attaccanti mettono in crisi la macchinosa difesa argentina per tutto il pomeriggio.
Quando c’è da menare, i Leoni non tirano indietro la zampa. Il secondo giallo arriva al 23’, quando un calcio volante di Victor N’Dip attenta alla vita del “Pelusa”, colpito con i tacchetti sulla spalla mentre era lanciato in un pericoloso contropiede. L’omaggio a Jean-Claude Van Damme gli vale il giallo, ma il cartellino poteva essere di un altro colore. Nella prima mezz’ora, i falli subiti da Maradona sono già sei.
È evidente che l’Argentina abbia un difensore di troppo. Bilardo aveva immaginato una squadra solida, capace di gestire il ritmo; in realtà si ritrova imbottigliato. L’unico spiraglio di luce resta sempre lui: Diego. Al 29’ serve un cioccolatino in area che Burruchaga non riesce a scartare, fermato in uscita da N’Kono.
Il Camerun vive di strappi: al 38’ i fratelli Biyik orchestrano un contropiede, Kana porta palla e serve Omam, il cui tiro è respinto da Pumpido. I coraggiosi africani sanno giocare al pallone meglio del previsto: elegante il regista difensivo Kundé, pregevoli gli scambi corti tra i piccoli M’Fédé e M’Bouh. Manca loro solo un po’ di lucidità in avanti, o qualcuno capace di trovare l’ultimo passaggio. Uno come Maradona.
In difesa, invece, Massing, Kundé e Tataw si piantano davanti a N’Kono come tre tronchi d’ebano. Balbo, Burruchaga e Maradona rimangono intrappolati tra radici, liane e piante carnivore, perdono l’orientamento e non riescono a crearsi un varco in quella giungla verde-rosso-gialla. Stanco di fare da punchball, Diego protesta, a ragione. Vautrot lo richiama a sé e gli intimaplatealmente di tacere. San Siro approva. È una giornata frustrante per “El Diez”, eppure gli unici pericoli nascono sempre e solo dal suo mancino.
Tratto dal libro Clamoroso ai Mondiali, scritto da Matteo Bruschetta, con prefazione di Giuseppe Pastore. Un libro acquistabile su Amazon a questo link.
FINE PUNTATA 3.
