Un caffè al 90′

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La brezza tagliente di fine ottobre soffiava lungo le strade di Fuorigrotta, portando con sé l’odore inconfondibile dell’autunno.

Era un mercoledì sera atipico, di quelli spezzati dai turni infrasettimanali e dai calendari fatti su misura per la televisione, ma la passione, quella vera, viscerale, non guardava l’orologio e non faceva sconti a nessuno.

Nel bar all’angolo, riparato dal trambusto della strada, Don Pasquale era già al suo posto.

La giacca di lana scura era abbottonata con cura, e la coppola riposava composta accanto a una tazzina ancora vuota.

Il vecchio teneva gli occhiali calati sul naso, intento a ripassare con la penna le righe storte del suo taccuino a quadretti, tracciando appunti con la precisione metodica di chi ne ha viste tante e non si lascia più abbindolare dalle illusioni facili.

Aveva quel piglio severo ma profondamente paterno che ormai Gianni riconosceva a occhi chiusi.

La porta a vetri si aprì con un tintinnio leggero, lasciando entrare una folata d’aria fredda.

Gianni fece il suo ingresso con lo sguardo di chi aveva corso per non fare tardi dopo un turno di fuoco al supermercato.

Si diresse svelto verso il tavolino, tirando la sedia con un tonfo sordo prima di sedersi e passarsi una mano sul viso.

«Don Pasquà… buona sera. Meno male che sono arrivato, oggi in negozio è stata una giornata da incubo,» esordì Gianni, sbuffando e appoggiando i gomiti sul legno.

«Con il rientro a pieno regime dopo lo sciopero dei tir, i corrieri sono arrivati tutti insieme in ritardo, la merce da scaricare bloccava le corsie e c’erano le vecchiette in fila che protestavano perché mancavano le offerte del volantino.

Ho la testa che mi scoppia, mi sembra di aver fatto novanta minuti di maratona senza aver mai visto il pallone.»

Don Pasquale sollevò lentamente gli occhi dal taccuino, abbassando la penna con calma solenne.

Studiò il volto stanco ma acceso del ragazzo, accennando un sorriso sotto i folti baffi brizzolati.

«E ti lamenti? Chest è a vita vera, non le favole,» disse il vecchio con voce ferma ma rassicurante, picchiettando tre volte le nocche sul tavolo.

«La fatica del lavoro onesto è quella che ti dà il pane e ti fa apprezzare il riposo quando arrivi a sera.

E poi, pensa a chi sta peggio: almeno oggi i magazzini sono pieni, la gente ha riempito i carrelli e tu stasera ti puoi godere la trasferta del Napoli a Monza senza l’ansia degli scaffali vuoti. Cerca di svuotare la mente da quel supermercato, che tra poco si scende in campo.»

Gianni abbozzò un sorriso amaro, scuotendo la testa. «Avete ragione voi, Don Pasquà… è solo che dopo la rabbia di quel 3-3 con la Roma mi è rimasto un diavolo per capello.

Spero solo che stasera i ragazzi mi facciano passare il mal di fegato.

Trasferta a Monza, campo ostico, non possiamo permetterci altri passi falsi se vogliamo restare attaccati al treno giusto.»

«E infatti stasera ci giochiamo una fetta di credibilità,» concluse il vecchio sistemandosi la giacca.

«Il Monza corre, ha organizzazione e non regala niente a nessuno. Vediamo se Allegri ha dato la sveglia alla squadra dopo le amnesie difensive della scorsa settimana.»

I due fecero un cenno d’intesa al barista per ordinare, mentre gli schermi sopra il bancone cominciavano a trasmettere le immagini in diretta dallo stadio brianzolo, pronte a dare il via alle danze.

La sfida sul rettangolo verde di Monza si accende subito, e sullo schermo del bar la partita scorre via intensa.

Il Napoli parte con il piglio giusto e, alla prima vera occasione, sblocca il risultato: assist calibrato di Di Lorenzo e zampata vincente di Højlund che gela il portiere avversario.

Nel bar di Fuorigrotta scoppia il finimondo!

Don Pasquale fa scivolare via gli occhiali, si alza di scatto battendo un pugno secco sul tavolino e urla con tutto il fiato che ha in corpo: «Sì! Questa è la strada! Palla dentro e cinismo! Grande Højlund!».

Dall’altra parte, Gianni salta in piedi con la sedia che indietreggia di colpo, urlando come un ossesso e battendo le mani fino a farsele bruciare: «Vedi, Don Pasquà?! Lo sapevo! Stasera entriamo in campo con la testa giusta! Spettacolo puro!».

I due si lasciano andare a un abbraccio energico, di quelli che cancellano la fatica della giornata e la tensione accumulata.

Ma la gioia dura lo spazio di un sospiro. Il Monza, punto sul vivo, alza il baricentro e trova il goal del pareggio approfittando di una disattenzione difensiva sui calci piazzati.

È un attimo e l’atmosfera nel locale cambia radicalmente, facendo emergere tutto il carattere feroce e nervoso dei due tifosi.

Don Pasquale s’irrigidisce all’istante, i muscoli della mascella tesi come corde di violino; si risiede pesantemente sulla sedia, afferra il bordo del taccuino e ringhia furioso: «Ma si può essere così polli?!

Ma è mai possibile che ogni santa volta dobbiamo regalare goal su palle inattive? Dormono! Hanno la testa tra le nuvole! È una vergogna cedere campo così!»

Gianni sbatte i pugni sul tavolo con rabbia, scuotendo la testa con il volto paonazzo: «Non ci credo! Ma porca miseria, eravamo in controllo totale! Ci facciamo sempre del male da soli, non c’è niente da fare! Bastano cinque minuti di blackout mentale per buttare alle ortiche tutto il lavoro!».

La tensione è palpabile, l’aria nel bar si fa pesante, e nessuno fiata più.

Poi, per fortuna, ci pensa la ripresa a rimettere le cose a posto, trasformando la rabbia in una valanga di spettacolo e goal.

Il Napoli rientra in campo con un altro piglio: Politano trova il goal del vantaggio, poi pennella dalla bandierina il corner che lo stesso Rafa Marín trasforma di testa nel 3-1, facendosi perdonare l’errore precedente.

Nel finale, il neoentrato De Bruyne chiude i conti calando il poker che spazza via ogni nube.

Don Pasquale si ricompone, si sistema la coppola con gesti lenti e solenni, mentre un sorriso compiaciuto torna a farsi largo sotto i baffi. Riapre il taccuino a quadretti e impugna la penna.

«E allora, Gianni, tiriamo le somme di questa trasferta brianzola.»

«Per me i voti sono chiari, Don Pasquà,» risponde Gianni, ancora con l’adrenalina addosso ma decisamente più rilassato.

«Tra i Top metto senza dubbio Politano: un goal strepitoso, un assist da fermo e una quantità di corsa infinita che lo rendono l’MVP indiscusso della serata.

Con lui metto Højlund, letale davanti alla porta, e il grande impatto di Lang e De Bruyne nella ripresa, capaci di spaccare la partita con la loro qualità superiore.»

«E tra i Flop?», chiede Gianni.

«I Flop stasera sono davvero minimi rispetto alla festa,» riflette il vecchio tracciando una linea pulita.

«Metto la distrazione difensiva in occasione del goal del Monza: errori di marcatura che non possiamo permetterci se vogliamo puntare in alto. E la sfortuna nera per l’infortunio di Lobotka, per una distorsione che ci auguriamo non sia nulla di grave.»

Don Pasquale versa due cucchiaini abbondanti di zucchero dal dosatore in vetro.

Gira piano, con il ritmo di chi ha visto decenni di domeniche finire bene e male.

«Vedi, Gianni? Il caffè oggi è dolce. Quando si vince, pure la posa sul fondo ha il sapore della gloria. Piglia e bevi.»

Gianni afferra la tazzina, beve il suo sorso dolce e pieno in un fiato solo, lasciando che il calore della vittoria gli sciolga finalmente di dosso tutta la stanchezza della settimana. Guarda il telefono un’ultima volta per leggere gli ultimi commenti prima di bloccare lo schermo e si rassegna.

Don Pasquale chiude il suo taccuino a quadretti, infila la penna nel taschino della giacca e dà una risistemata alla coppola.

Fuori dalla vetrata la strada continua a scorrere, ma dentro questo bar il verdetto è tratto.

L’appuntamento è fissato, come sempre, al prossimo 90′.

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